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sabato 1 gennaio 2022

Oasis Knebworth 1996

Correva l’anno 1996, nasceva la pecora Dolly, veniva mandata in onda la prima puntata di Un posto al sole, la Juventus vinceva la Champions e la Coppa Intercontinentale, ci furono i giochi olimpici di Atlanta, Scalfaro era presidente della repubblica e il governo italiano passava da Berlusconi a Prodi. L’Inghilterra ospitò i campionati europei di calcio che perse in semifinale contro una fortissima Germania che vinse poi il torneo. Nel Regno Unito erano anni di grandi cambiamenti, si passava da decenni di governi conservatori al primo governo laburista guidato da Tony Blair. Una grande piccola rivoluzione era in atto in ogni strato della società. Anche la musica respirava e viveva questa straformazione che ha portato a qualcosa di nuovo, nel bene e nel male, come ad esempio i Take That, le Spice Girls, i Fool’s Garden, Jamiroquai e Babylon Zoo. Nelle sale cinematografiche usciva Trainspotting, trasposizione cinematografica del capolavoro scritto da Irvin Welsh mentre nelle discoteche si ballava Children di Robert Miles e la Macarena. Una città in particolare stava accogliendo questa rivoluzione, Manchester si stava prendendo il posto che le spettava dopo anni di dominio di Liverpool. Sono i due concerti dei Sex Pistols alla Lesser FreeTrade Hall nel 1976 a far letteralmente esplodere la situazione. Band come i Buzzcocks, i Joy Division e i Fall salgono sulla scena musicale non solo della città ma di tutto il mondo scatenando un vero e proprio fenomeno “dal basso” mai visto in precedenza. Nascono gruppi come i Durutti Column e i A Certain Ratio e, sulla loro scia, s’incamminano anche gli Smiths di Morrisey e i Simply Red di Mick Hucknall continuando così a mantenere Manchester al centro del mondo discografico. Neppure la tragica morte del carismatico cantante Ian Curtis fermerà i superstiti membri dei Joy Division che, quasi immediatamente, daranno vita ai New Order. È un rapido susseguirsi di stili quello che accade sulle rive del fiume Irwell: si passa dal punk al post-punk, dalla dance alla musica rave. Ma la liberazione fai-da-te innescata dal punk non si limita alla sola formazione di gruppi musicali ma si estende su tutto il panorama culturale di Manchester: nasce un nuovo modo di vestire, stili di vita differenti rispetto al passato e si formano tutta una serie di fanzine che recensiscono e seguono le attività musicali in città. E su tutto ciò, la più grande operazione di produzione indipendente di musica: la nascita della Factory Records  e dell’Hacienda da parte di Tony Wilson, Pete Saville e Alan Erasmus. L’Hacienda diventò sempre più centrale per ospitare concerti e nuovi gruppi, popolata com’era da studenti, ragazzi della working class, neri, gay, designer, gente di tutti i tipi, dando così vita al periodo della “Madchester”. Era il tempo della “folle squadra danzante” degli Happy Mondays, ragazzi di una generazione priva di aspirazioni ed influenzati dalla musica nera, degli Stone Roses e del loro successo grazie ai “warehouse party” e, successivamente al declino creativo della “Madchester”. Fu tutto possibile in quanto Manchester, era una città dalla “natura cosmopolita” dove la musica black si fuse con lo spirito indie dei ragazzi dando vita a una miscela originale, un vero e proprio melting pot culturale di stili e suoni. In questo spazio trovarono terreno fertile le aspirazioni di due giovani fratelli che con la propria musica volevano conquistare il mondo intero. Il brit-pop era il genere più suonato dalle radio e i video di gruppi come Blur, Supergrass, The Verve e Oasis spopolavano su MTV. Quest’ultimi in particolare dopo l’uscita dei primi due dischi, “Definitely Maybe” nel 1994 e “(What's the Story) Morning Glory?” nel 1995 avevano raggiunto una popolarità pari a quella dei Beatles negli anni ’60. Il gruppo toccò il picco della fama nell’estate 1996, quando nell'arco di due serate (10 e 11 agosto) ben 250 000 persone, distribuite su 10 km² di terreno, assistettero sul prato del parco di Knebworth a uno dei più grandi concerti all'aperto mai realizzati in Inghilterra. Si tratta dello spettacolo con più richieste in assoluto nella storia della Gran Bretagna. Furono, infatti, ben 2,5 milioni (quasi il 5% della popolazione britannica) le persone che cercarono inutilmente di acquistare un biglietto per il concerto. I biglietti andarono esauriti nel giro di otto ore e il ricavato delle vendite superò i 6 milioni di sterline (14 miliardi di lire), mentre l'evento fu trasmesso in diretta radiofonica in 34 paesi. La frase pronunciata da Noel Gallagher all'inizio del concerto (This is history, this is history, right here, right now ... this is history) e la risposta del fratello (We're all going to history for the weekend to watch Oasis), rimasero celebri. L'avvenimento, cui partecipò anche il chitarrista degli Stone Roses John Squire, chiamato sul palco da Liam per l'esecuzione di Champagne Supernova, consacrò gli Oasis come star internazionali: se giornali autorevoli come il Times, l'Independent e l'Observer dedicarono loro le copertine, un sondaggio condotto tra gli appassionati di musica dai 15 ai 45 anni rivelò che i fratelli Gallagher erano più amati dei Beatles. Il loro successo era all'apice. Grazie al documentario prodotto da entrambi i fratelli Gallagher e uscito nel settembre del 2021 abbiamo potuto godere anche noi, che non c’eravamo, di questo fantastico concerto. E’ stato un po’ come salire sulla macchina del tempo per rivivere quei momenti dal punto di vista dei fan dell’epoca e da una posizione privilegiata nel backstage dell’evento. Una scaletta da paura fatta con i migliori brani tratti dai primi due album più alcuni b-side che sarebbero poi andati a comporre l’album raccolta “The Masterplan” del 1998, fanno di questo concerto qualcosa di magico. Dallo schermo del cinema al giradischi di casa la strada è stata breve. Brani iconici come “Columbia”, “Supersonic”, “Wonderwall”, “Don’t look back in anger” e le mie preferite come “Some Might Say”, “Morning Glory”, “Life Forever” e “Whatever” accompagnata da una sezione di archi proprio come è stata registrata in studio, possono suonare ad alto volume anche a casa vostra, grazie all’uscita in triplo vinile di questo straordinario evento della storia della musica contemporanea. Se anche voi, rientrate come me tra quelli che nel 2009 avevano i biglietti per vederli dal vivo e non ce l’hanno fatta per i motivi che tutti sappiamo, fatevi un regalo e compratevi questo disco, vi sentirete un po’ meglio. Buon ascolto.

 

Tracklist:

Columbia           

Acquiesce          

Supersonic        

Hello    

Some Might Say             

Roll With It        

Slide Away        

Morning Glory 

Round Are Way              

Cigarettes & Alcohol     

Whatever          

Cast No Shadow             

Wonderwall      

The Masterplan              

Don't Look Back In Anger           

My Big Mouth  

It's Gettin' Better (Man!!)          

Live Forever     

Champagne Supernova              

I Am The Walrus




mercoledì 28 febbraio 2018

Liam Gallagher – As You Were

Voce inconfondibile dal 1994, Liam Gallagher è ormai un’icona assoluta della musica britpop e della scena rock mondiale. Tutti riconoscono il suo timbro vocale e il suo modo particolare di cantare quando alla radio passa un suo pezzo o meglio ancora uno dei compianti Oasis. Nessuno che mastica un po’ di musica da tempo, anche mainstream, si può dimenticare di una voce così.
Questo “As You Were” è il suo primo disco da solista dopo l’avventura con i Beady Eye durata fino al 2014 quando il gruppo è stato sciolto. La band composta anche da  altri Oasis di quel periodo, era nata la sera del 28 agosto 2009 dopo la fuoriuscita del fratello Noel, compositore/mente/capo-supremo dal gruppo a tre date dalla fine del loro tour. Ricordo molto bene quel periodo ahimè. In una di queste tre date sarebbero dovuti passare anche da Milano ma non lo fecero. Ci sperai fino alla fine ma come me tanti altri che avevano preso i biglietti per vederli live rimasero a bocca asciutta. Niente Oasis. Niente gruppo preferito degli anni delle medie. Niente di niente. Ciao e grazie. Vennero sostituiti dai Deep Purple. Si mi vidi loro e posso dire di avere sentito live “Smoke On The Water” non suonata da una cover band. Che gioia. Dicevamo… tra le cose positive lasciate in eredità dai Beady Eye, a me non facevano particolarmente impaziente,  si dice che sono tra quegli artisti che hanno fatto crescere del 40% le vendite dei dischi in vinile in Gran Bretagna. Il mercato del vinile da anni aveva perso colpi a causa dell'arrivo dei nuovi mezzi digitali, che hanno cambiato ormai radicalmente il mondo del commercio musicale e grazie a loro è stato possibile dare di nuovo una spinta a questo mercato che noi patiti della puntina, amiamo tanto. Sarà vero? Mah, noi ci fidiamo e andiamo avanti a comprare dischi come abbiamo sempre fatto. Dai tempi delle medie appunto. Comunque, questo nuovo disco di Liam è davvero bello e forse è un ritorno alle origini. Ci sento dentro parecchio “Definitely Maybe”, un po’ di Stone Roses e di Smiths, gruppi che hanno sempre ispirato la band di Manchester nella creazione dei propri brani. Questo “As You Were” è un riprendere il filo dove lo si era lasciato parecchio tempo fa, è un riaffermasi ancora una volta per quello che si è davvero. Nel marzo 2010 Liam è stato nominato "più grande frontman di tutti i tempi" dalla rivista Q, due anni dopo ha ricevuto lo stesso premio anche dalla stazione radiofonica Xfm, che ha condotto un apposito sondaggio tra i propri ascoltatori. Nel novembre 2012 è stato votato nuovamente come miglior frontman dai lettori di NME su Facebook, Twitter e Yahoo. Siamo contenti per lui ma a noi però piace ricordarlo come lo scapestrato che sale sul palco per fare casino con la sua band tamburello in mano, una posa inconfondibile e una faccia da schiaffi arrogante come ben poche altre. A quelli come me la sua voce ricorda la seconda metà degli anni novanta, i primi video su MTv, le riviste musicali, la radio e le prime chiacchierate con gli amici su questo o quel gruppo musicale. Per noi all’epoca era tutto nuovo, anche questa ipnotica voce graffiante. Questo è il Liam che amiamo e ci piace ascoltare. Così come sei stato.



Tracklist:

01. Wall of Glass
02. Bold
03. Greedy Soul
04. Paper Crown
05. For What It's Worth
06. When I'm in Need
07. You Better Run
08. I Get By
09. Chinatown
10. Come Back to Me
11. Universal Gleam
12. I've All I Need